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Tommi e il bisnonno Giovanni

Tommi

Con l’aiuto della mamma voglio raccontare un’avventura veramente successa al mio bisnonno Giovanni.

Questa storia, mi è stata raccontata da mio nonno Enrico.

Mio nonno Enrico mi raccontava che suo padre Giovanni, a detta di molti, era un bravo cacciatore; appena poteva prendeva il fucile e il suo cane Tommi e andava a fare un giro per gli Alpi di Terrinca, e non tornava mai a casa senza aver cacciato qualche lepre o qualche tordo che, per quei tempi, (erano i primi anni del 900) era una vera leccornia mangiare la cacciagione con la polenta al posto del quotidiano formaggio.

Mio bisnonno era molto affezionato al suo cane Tommi, ma questo era già molto vecchio e non era più tanto svelto a stanare la preda; così Giovanni pensava che fosse arrivata l’ora di sostituirlo con un altro più giovane e svelto, pero esitava, perché con questo aveva diviso tante avventure di caccia, e rimandava sempre il momento di cercarne un altro.

Una mattina d’inverno, molto fredda ma serena, il mio bisnonno decise di andare a fare un giro a caccia, chiamò il cane e si avviò verso gli Alpi, passò per Pian di Lago dove trovò la neve, si inerpicò verso Passo Croce e arrivò a Fociomboli.

Qui la neve era gelata e di prede neanche l’ombra.

Giovanni era un po’ contrariato di dover ritornare a casa con il carniere vuoto e indugio ancora un poco sul bordo della lunga discesa coperta di neve ghiacciata, quella che da Fociomboli va fino ai Paduli; forse si sporse un po’ troppo per guardare meglio una preda che gli sembrava di aver visto giù in fondo; ad un tratto perse l’equilibrio e cominciò a scivolare lungo il pendio ricoperto di neve; lui cercava di aggrapparsi a qualche ciuffo di “paleo”secco che spuntava dalla neve, o agli alberi che sempre più velocemente gli venivano incontro, ma inutilmente.

Era troppo intorpidito dal freddo e la velocità di discesa diventava sempre più forte.

All’improvviso si capovolse sulla schiena con la testa in avanti, capì che non sarebbe più riuscito a fermarsi se non quando si fosse schiantato contro un albero, ed ebbe tanta paura.

In quell’attimo sentì il suo cane abbaiare e lui, con la forza della disperazione, si mise a chiamarlo: ”Tommi ti prego temmi, Tommi corri, temmi”, gridava più forte che poteva, ed ad un tratto, sentì che il cane l’aveva afferrato con i denti per i pantaloni e con le zampe tentava di fermare quella corsa.

Il cane riuscì nell’intento di fermare la corsa del padrone, e dopo che questa ebbe fine , un po’ stordito e molto ammaccato, ma salvo il mio bisnonno con le lacrime agli occhi si sollevò ed abbracciò il suo cane, che tremante e con le zampe ferite, gli leccava contento la faccia.

Da quel giorno il mio bisnonno non pensò più a cercare un cane giovane, ma tenne sempre accanto a se il suo fedele Tommi, fino a che questo non mori di vecchiaia.

Da quella volta, mi raccontava mio nonno Enrico, tutti i cani che il bisnonno Giovanni ha posseduto li ha sempre chiamati Tommi, in ricordo del vecchio cane.

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