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sette ragazzi migrarono da Terrinca

Era finita da poco la seconda guerra mondiale, e il paese abitato da mille e più persone, stava per riprendere coraggio; leccandosi le ferite.

Perirono tredici civili del posto, sotto i colpi degli spezzoni e altri esplosivi, che piombavano, fischiando dal fronte tedesco. Esso era situato lungo il valico del passo di Croce, a circa due chilometri dal paese. Era una lunga dorsale difensiva, predisposta dalle truppe tedesche, attraverso gli appennini; tra la Versilia e Rimini, chiamata linea Gotica. Il lavoro scarseggiava, alcuni  uomini che ebbero la fortuna di essere assunti dalla ditta Henraux, dopo poco furono licenziati, per una crisi commerciale del marmo. La fame serpeggiava ovunque. Campi e orti furono coltivati, ma il raccolto era molto scarso. Fortuna che i castagni facevano cadere il loro frutto marrone, e ciacci e polenta sostenevano tutti. Se l’insetto Cinipide galligeno,  che gli ha contaminati, fosse comparso allora, sarebbe stato un’enorme disastro.

Qualcosa bisognava pur inventare. L’Italia intanto era governata dalla Democrazia Cristiana, con un opposizione ferrea della sinistra di Palmiro Togliatti. Per fortuna o per abilità, due uomini iscritti al partito comunista, riuscirono a trovare alcune famiglie fiorentine, che ospitarono per alcuni mesi sette ragazzi di circa dieci anni, in qualità di aspiranti garzoni. Allora il paese conservava un vivo sentimento religioso, e diversi altri ragazzi, spinti dalle famiglie presero la via del convento. Alcuni di loro in avvenire divennero dei teologi di prim’ordine; come padre Fedele, e padre Cesare Coppedè. Il migrare per alcuni mesi di queste giovani anime, ci fa riflettere sui fatti d’oggi.

A quanto terrore, sconvolge la mente e le membra di quella marea di disperati, appesi a battelli di gomma targati morte, in questo genocidio degli anni duemila.

Carlo Mario Santini

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