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il fucile dalle canne storte

Mio zio Elia detto “FANFULLA” era un tipo molto allegro e pronto a prendere in giro chiunque, non appena si presentava l’occasione buona.

Faceva questo senza malignità e senza alcuno scopo, ma solo per farsi due risate e passare qualche minuto in allegria. Era molto amico del dott. Biagiotti con il quale faceva anche un “giretto” a caccia essendo un discreto cacciatore al contrario del suo amico dottore che, come medico non temeva concorrenti, ma con il fucile in mano diventava quello che si suol definire una “SCHIAPPA”.

Una domenica mattina il Biagiotti si presenta a casa del Bonacchelli  con il fucile nuovo di zecca: era una magnifica doppietta che aveva bisogno di essere “INCIGNATA”.

Mio zio prese il fucile in mano lo soppesò, lo imbracciò e in quel momento e in quell’istante lo spirito burlone che era sopito in lui, suggerì che era giunto il momento di mettere in atto una delle sue burle.

Dopo aver esaminato attentamente l’amico, storse il naso e disse: “ O Francè, per me ha le canne storte!”. Il dottore rimase di stucco a quella affermazione e volle che fosse provato subito.

Si recarono con impazienza in un castagneto vicino alle case e portarono con loro un ragazzotto di dodici anni circa, come aiutante. Mandarono il ragazzo ad affiggere al tronco di un castagno, alla distanza che ritennero utile per la prova, un foglio di giornale. Quando furono pronti mio zio caricò il fucile, prese la mira e sparò mancando volutamente il bersaglio.

L’assistente corse a prendere il bersaglio che, neanche a dirlo, era completamente intatto. Qui c’è da immaginarsi la faccia che fece il buon dottore nel vedere ciò.

A questo punto l’Elia rincarò la dose andando a prendere la sua doppietta per fare la “prova del nove”: imbracciò il fucile, prese la mira e sparò riducendo il bersaglio ad un colabrodo.

“Hai visto Francè? Che ti dicevo; il tuo ha le canne storte”.

La risposta fu secca e perentoria: “oggi è domenica ed è chiuso, ma domattina vado di corsa a Pietrasanta e me lo faccio cambiare! E anche! Vedrai se non me lo cambiano!”

Con queste parole il dottore si congedò dall’amico, caricò il fucile sulla sua macchina, mise in moto e parti verso Arni dove aveva la residenza.

L’episodio alquanto inverosimile, mi è stato riferito dal sig. Tonacci Eugenio, nostro paesano e ora Maresciallo in pensione: all’epoca in cui si svolse il fatto lui era il ragazzo che fece da aiutante e prese parte alla burla fatta da mio zio.

Bonacchelli Roberto

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